Sguardo di Donna: venticinque artiste esplorano l’umanità

Un punto di vista a volte può fare la differenza e guardarsi intorno con occhi sempre nuovi è forse una delle meraviglie della vita. Ci sono molti modi per guardare e per esprimersi, ma l’arte – credo – può dirsi uno dei mezzi più coinvolgenti, nel bene e nel male. La fotografia, solitamente, ci fornisce l’illusione di aver colto veramente qualcosa e ci racconta un’emozione o un momento particolare, attraverso gli occhi di qualcun altro. Nel caso di Sguardo di Donna, si tratta di una sorta di itinerario fotografico dei punti di vista di 25 autrici che affrontano con la loro sensibilità i temi profondi dell’esistenza umana: la vita, la morte, la violenza, il corpo, la spiritualità, l’identità e la differenza.

La mostra – già in corso dal mese di Settembre – è allestita nella Casa dei Tre Oci, presso l’isola della Giudecca, al centro del bacino di San Marco a Venezia. Qui trovate circa 250 lavori selezionati che offrono 25 diversi sguardi sul mondo, sull’altro, sulla cura delle relazioni, sulla responsabilità, la compassione e la giustizia. Le immagini testimoniano esperienze vissute, realtà differenti e spesso estranee, attraverso luoghi e persone con le loro paure, i loro conflitti, le loro sofferenze e le loro mutazioni (presentati attraverso un allestimento scenografico appositamente realizzato da Antonio Marras).
A raccontare l’esistenza umana con le sue numerose storie ci sono le foto di 25 autrici: Diane Arbus, Martina Bacigalupo, Yael Bartana, Letizia Battaglia, Margaret Bourke-White, Sophie Calle, Lisetta Carmi, Tacita Dean, Lucinda Devlin, Donna Ferrato, Giorgia Fiorio, Nan Goldin, Roni Horn, Zanele Muholi, Shirin Neshat, Yoko Ono, Catherine Opie, Bettina Rheims, Tracey Rose, Martha Rosler, Chiara Samugheo, Alessandra Sanguinetti, Sam Taylor-Johnson, Donata Wenders, Yelena Yemchuk.

L’esposizione rimarrà accessibile fino al 10 Gennaio 2016 ed è curata da Francesca Alfano Miglietti che ha appositamente scelto solo artiste che usano la fotografia come mezzo per esprimersi e che provengono da diverse parti del mondo. L’essere che ama è per antonomasia la donna ed è quindi attraverso lo sguardo di una donna che si intende cogliere l’umanità e l’unicità delle persone. Questa mostra è anche un racconto sulle molteplici forme del corpo: fisico, mitico e spirituale alla ricerca della vera essenza dell’esistenza. Ogni opera intende quindi avviare un dialogo con lo spettatore raccontando uno scorcio indefinito della comune condizione umana, per incentivare la consapevolezza dell’esistenza di altre realtà e mondi differenti. Il mondo che raccontano queste fotografie non ha però nulla di spontaneo, né è legato al gusto dell’istantanea, ma le storie sono costruite a partire da un pensiero poetico, da un’idea di ciò che potrebbe accadere e spesso accade. Siete curiosi?

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